Progetti Is This Working?

IS THIS WORKING? EXPO E IL FUTURO DEL LAVORO [ita]

Robin Hood Minor Asset Management & Macao
Press Conference

Buongiorno!
Siamo venuti qui perchè credevamo che Expo2015 fosse un laboratorio per il futuro.
Siamo economisti, studenti, professori, attivisti, hacker, siamo i politici del futuro.
Siamo (disperatamente) alla ricerca di una visione sul futuro del LAVORO.

Quindi, abbiamo chiesto, Che tipo di visione Expo ha del lavoro?

Se da una parte la sfida di Expo è quella di creare un futuro sostenibile, come Expo 2015 sta di fatto funzionando, ADESSO?

Ad Expo ci sono migliaia di lavoratori, migliaia di volontari. Sono stati impiegati per costruire, mantenere e comunicare questo mega evento.

Abbiamo chiesto ai lavoratori di parlarci del lavoro che stanno svolgendo qui, e del loro futuro, in termini di occupazione, salari, modelli economici e organizzazione del lavoro.
Siamo stati due mesi all’interno di Expo, tutti i giorni, parlando con i lavoratori, in ogni piazza, in ogni strada, in ogni location; mentre stavano vendendo hotdog, installando microfoni, distribuendo volantini, bevendo caffè, preparando pizze, controllando le borse, gestendo le code, fumando sigarette, regalando latte di riso o cioccolato, facendo giocare i bambini, in ogni ora del giorno…

Expo sta sfidando la crisi economica in cui ci troviamo, Expo rispecchia le speranze della nostra società, Expo è un punto d’incontro aperto a tutto il mondo: è l’utopia o, allo stesso tempo, è la distopia?

Vogliamo essere onesti, vogliamo essere seri. Per questo motivo abbiamo interrogato i lavoratori di EXPO su temi molto seri.

Qui in Expo ci sono forme di lavoro molto comuni, o anticamere in attesa di lavori veri e propri, ma sappiamo che molte di queste forme lavorative saranno presto obsolete.
Fattorini, assistenti, addetti alla ricezione del pubblico... tutte queste professioni sono sulla lista dei lavori in via di estinzione! Potrebbe non sembrare così, ma se date uno sguardo al futuro, questa è la realtà. Le nuove tecnologie di automazione - i robot, gli algoritmi e le loro possibili interazioni - svolgeranno circa il 50% del lavoro che ora svolgono gli umani (come affermato da un importante studio intitolato “The Future of Employments”, svolto dall’Università di Oxford), a partire da quelli più elementari.

Avere un lavoro è già abbastanza difficile oggi. Finora, nessuna nazione ha fatto molto per affrontare questo drastico cambiamento nella natura del lavoro. È un po’ come il riscaldamento globale: lasciamo che la catastrofe avvenga, per poi prendere decisioni affrettate e condizionate dal panico, quando non se ne può più fare a meno. Mentre aspettiamo, la nostra posizione diventa sempre più debole.

[GRAPHIC 1 “nei prossimi 10 anni quanti uomini sulla terra"]

Ecco questo è il primo dato che vogliamo darvi oggi.
Abbiamo chiesto ai lavoratori di Expo quante persone nel 2025, tra dieci anni, saranno sostituite da robot, algoritmi e macchine. La maggior parte di loro ha risposto che sarà necessaria solo la metà della forza lavoro attuale.
Wow! i lavoratori in Expo sembrano essere molto consapevoli del nostro futuro!
Questo è molto interessante, e un ottimo punto di partenza: siamo nel posto giusto per scoprire come sarà il futuro del lavoro!

Allora, se tutti pensano che i robots lavoreranno al nostro posto, noi cosa faremo?

Per molto tempo si è scritto tanto e molto si è immaginato riguardo l’aumento dell’automazione nel lavoro. La cosa divertente è che, nel passato, l’automazione è stata presentata come una sorta di utopia: un mondo in cui le persone non dovranno lavorare, in cui saranno liberate da tutte le attività meccaniche, e potranno dedicare il loro tempo a fare qualcosa di più umano, creativo e personale.
Un’altra cosa divertente è che molte di queste visioni si sono davvero avverate.
Forse il futuro allora immaginato non si è tramutato in una così idilliaca utopia, ma l’automazione crescente impiegata in molte fasi della filiera produttiva (coltivazione e raccolta di alimenti, costruzione di edifici, trasporti) sta rendendo più semplici e meno costose alcune delle nostre principali attività lavorative.

Tuttavia quando abbiamo chiesto ai lavoratori di Expo (con una domanda molto diretta) se il lavoro svolto da robot, l’automazione della produzione, rappresentasse un bene o un male, il 74% ha dichiarato: è un MALE!
È molto chiaro che qui in Expo, fra i lavoratori di Expo, questo dato è legato a una profonda paura. Sono spaventati al pensiero di essere sostituiti dai robot!

[GRAFICO 2 "se Fosse vero Che nel futuro non Ci sarà bisogno di Più Lavorare ..."]

Allora, che cosa è successo? Perché una visione che in passato era un’utopia, ora si presenta come una distopia?
Forse è una questione di proprietà.
Il problema di fondo potrebbe essere riassunto in questo modo: nel prossimo futuro, l’intero sistema di trasporto di una città (taxi, autobus, treni, trasporti merce) potranno essere tutti gestiti da macchine. Ma se tutti questi servizi saranno di proprietà di poche aziende, a loro andranno tutti i benefici, e i consumatori dovranno ancora una volta pagare per usufruirne - e potrebbero non avere un lavoro per pagare questi servizi (tanto meno per pagare la casa, il cibo, e le necessità primarie), perché ci saranno molti meno posti di lavoro.

Questo tema dell’automazione del lavoro è già presente in Expo. Potrebbe non sembrare così a prima vista, ma guardate cosa succede se andiamo a guardare un pò più da vicino.

[REF foto volontari e robot]

Ad esempio, in questo caso abbiamo un robot che sta lavorando per Expo. Questo robot è stato programmato per assolvere le stesse mansioni di molti dei volontari. Oppure i volontari sono stati programmati ad assolvere le stesse mansioni di un robot. Forniscono le stesse informazioni, di ora in ora, a chi entra per la prima volta in Expo.

Ricapitolando: abbiamo detto che i lavoratori sanno che presto saranno sostituiti da robot. E questo tipo di scenario li inquieta molto.

Ma entriamo più in profondità, incrociando alcuni dati della nostra ricerca.
[GRAPH Extra 1] I lavoratori di Expo sono per lo più giovani al di sotto dei 30 anni.
[GRAPH Extra 2] Per lo più contrattualizzati a tempo determinato.
[GRAPH Extra 3] Non hanno una elevata istruzione.

E fra questi c’è chi guadagna stipendi mensili considerevoli. Questi sono sottoposti a ritmi di lavoro molto elevati, raggiungendo anche 13/14 ore lavorative al giorno. Sembra la tipica situazione da economia di un grande evento, o da lavoro stagionale. Lavoro a full-immersion per uno stipendio medio che mi premetterà di mettere via qualche soldo.

[GRAPH EXTRA 4]
Il dato allarmante è però che, considerando la media degli stipendi netti dichiarati, il numero delle giornate lavorative e le ore di lavoro giornaliere, la media della paga oraria è molto bassa: poco più di 4 euro all’ora nette.

Questo scenario parla di una politica che da più valore al lavoro specializzato (tecnici/elettricisti/barman…), che non valorizza il livello di educazione e che perde sempre più potere sulla paga oraria, assestandosi a livelli sempre più bassi.
Questo trend dà l’idea di come siano regressivi gli investimenti in politiche di redistribuzione di ricchezza attraverso il salario.

Ma se ci aspetta un modello di società basata sempre di pù sull’automazione del lavoro, una società in cui il lavoro salariato sarà obsoleto, la questione è: come possiamo essere economicamente sostenibili? e cosa ci potra aiutare? I mercati finanziari? un forte sistema di welfare statale? qualsiasi tipo di attività finanziaria o di mutuo soccorso…?

E se questa è la questione principale, la questione del futuro, quali idee hanno i lavoratori di Expo per affrontare questo tipo di futuro?

La loro risposta è stata unanime: in qualsiasi caso vogliono ostinatamente basare le loro entrate economiche sul lavoro salariato. Per loro non ci sono altre strade. Il lavoro è ciò su cui costruiscono la loro identità. Non riescono ad immaginare altro che lo possa rimpiazzare.

[ref GRAPHIC 3]

Ora la terra inizia a tremare sotto i nostri piedi. Siamo affacciati su un precipizio: in Expo siamo lontani dal trovare qualsiasi soluzione di questo paradosso: le nuove tecnologie rendono il nostro lavoro obsoleto, ma noi non sappiamo cosa altro fare, aldilà di lavorare.

Così, abbiamo chiesto ai lavoratori come si immaginano il loro futuro tra dieci anni. E la maggior parte, si vede impiegata in una grande multinazionale.
[ref. GRAPHIC 4]

In secondo luogo, imprenditori autonomi e freelancer
[ref. GRAPHIC 5]

Mentre rifiutano totalmente altre figure lavorative, come agricoltori, artigiani, dipendenti statali, commercianti, impegno sociale, startupper
[rif. GRAFICO 6, 7, 8, 9, 10, 11] (per Alberto: aggiungere grafica qui)

Abbiamo fatto questa ricerca in Expo sperando davvero di trovare una visione per il futuro, e ora siamo un pò confusi.
Abbiamo intervistato centinaia di lavoratori, usando una metodologia bottom-up. I lavoratori in Expo sono un laboratorio concreto per immaginare il nostro futuro, quello stesso futuro che Expo va cercando.
Ma ciò che abbiamo ascoltato inizia ad essere mostruoso: ha sempre meno logica e affiorano sempre più contraddizioni.

Se i lavoratori hanno così tanto fiducia nel lavoro, perché rifiutano qualsiasi tipo di lavoro basato sull’agricoltura, i mercati a filiera corta e l’artigianato?

Perché rifiutano il modello delle start-up, più collegato ad una innovazione tecnologica auto-organizzata?

E d’altro canto, perché preferiscono pensarsi come liberi professionisti, anche se ciò comporta (specialmente in Italia) una tassazione elevata e molta precarietà?

Perché preferiscono diventare impiegati in multinazionali se hanno paura di essere sostituiti da robot, considerando che le grandi corporation sono i principali responsabili di questo tipo di cambiamento - un cambiamento di cui i lavoratori sono del tutto coscienti?

Giusto per fare un esempio: probabilmente conoscete Uber, la compagnia di taxi basata su un app. Prendiamo in considerazione la precarietà del lavoro che fornisce Uber.
Gli autisti vengono pagati poco, non hanno assicurazioni, devono acquistare e utilizzare non solo la propria auto, ma anche tutte le altre attrezzature necessarie per lavorare. È un lavoro a proprio rischio e pericolo.

Questo sembra il problema principale: mettere in evidenza il peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Ma questo non è per niente l’obiettivo di Uber.
Il vero obiettivo è raggiungibile solo a lungo termine: Uber ora sta solo cercando di espandere la propria popolarità, rendendosi parte della vita quotidiana delle persone.
Nel servizio taxi c’è già il piano di un trasporto di massa, e tutto ciò che da questo ne conseguirà.
Infatti in un secondo momento, quando le macchine che si guidano da sole saranno pronte per la circolazione su strada, Uber utilizzerà il trasporto automatizzato. Da quel momento non serviranno più gli autisti e Uber potrà offrire un servizio più economico (dato che non ci sarà nessun driver umano da pagare) e si terrà tutto il guadagno.

Inoltre, appena gli autisti diventeranno inutili, dal momento che non fanno parte di Uber, saranno facili da rimuovere. Quindi avremo un sistema di transito, di proprietà di una corporation con pochissimi dipendenti, che ha la capacità di offrire servizi di trasporto in tutto il mondo.

Per questo, ovviamente si potrebbe boicottare Uber. Ma anche se si riesce a buttarli fuori dal gioco, altre aziende potrebbero prendere il loro posto: Lyft, Apple, Google …

Tirando le somme, ci possiamo aspettare un futuro in cui poche società posseggono gran parte delle infrastrutture, di cui noi saremo semplici utenti.

Alla luce di tutto ciò, abbiamo chiesto ai lavoratori se è giusto che nel mondo ci sia sempre più potere e ricchezza nelle mani di poche organizzazioni, e il 94% di loro ha risposto NO.

[ref GRAPHIC 12]

E quando abbiamo chiesto chi è il principale responsabile di questo?
hanno risposto:I GOVERNI

[ref GRAPHIC 13]
Forse le persone danno principalmente la colpa ai governi per via della corruzione. Ma aldilà di questo, se pensiamo al futuro, pensiamo davvero che un governo possa avere il potere di limitare queste corporation, considerando quanto queste si radicheranno nella nostra vita di tutti i giorni?

Beh, ci potrebbero provare, ma dato che le nazioni e i loro governi, hanno molto meno potere di quanto potrebbe sembrare, potrebbe essere un compito difficile da portare a termine.

Pensateci: se una nazione vietasse i robot, o mettesse una tassa sul loro utilizzo, le aziende si trasferirebbero in un paese dove queste limitazioni non esistono. E sicuramente esisteranno paesi in cui non ci saranno limitazioni di questo genere, considerando i guadagni che possono ottenere avendo quelle aziende nel loro paese.

L’unico modo per raggiungere questo obiettivo sarebbe una decisione a livello internazionale … ma al momento non esiste nessuna istituzione democratica sovranazionale che possa fare la differenza…. L’ONU non conta, ha un potere molto basso, e non è così tanto democratica.

Il modello che muove le corporation è in realtà lo stesso che sta dietro a gran parte della mercificazione degli stati nazione in generale. Oltre al lobbying e alla corruzione, in definitiva, ciò che muove tutto è il denaro. E’ con il denaro che le corporation impongono le loro agende alla politica. Fanno anche più di questo, avviano collaborazioni tra di loro per agevolare interessi comuni sviluppando tattiche a lungo termine: accordi come i TTIP e TPP, sono solo alcuni esempi .

Se il potere dello stato è così debole, come può la gente pensare che possa avere un ruolo nel futuro?
Secondo i lavoratori di EXPO sembra rappresentare una sorta di rifugio: quando tutto andrà peggiorando, cercheranno la protezione dello stato per tutto ciò che riguarderà la loro sopravvivenza.

L’idea del reddito di base, per esempio, secondo loro è una buona idea ma non una via da percorrere per ripensare l’organizzazione sociale al di là del lavoro, ma solo come una consolatoria rete di sicurezza
[GRAPHIC 14]
Ma guardiamo questo grafico:
[ref. GRAPHIC 15]

in questo grafico la nostra idea di futuro sembra implodere.

Abbiamo chiesto ai lavoratori quali fattori ci permetteranno di lavorare di meno ma vivere meglio: Lo stato torna ad essere il nostro eroe del futuro! Il valore dell’innovazione tecnologica si avvicina allo zero!

In questo tempestoso futuro, abbiamo fiducia nelle multinazionali, accompagnato dalla speranza della protezione da parte dello stato, e le nuove tecnologie non sono ritenute in grado di aiutarci!

Ma se questa è la visione che emerge dall’Expo Lab, dai lavoratori che per sei mesi hanno camminato su e giù per il decumano tutti i giorni, lavorando in centinaia di padiglioni, nei cluster, stand e chioschi, cosa possiamo pensare? Qual è il valore aggiunto della visione di Expo come laboratorio? Che ne è della sua strategia contro la crisi che tutti stanno aspettando?

Ora ci ritroviamo a considerare le nuove tecnologie, da qualcosa che prima sembrava utile, a una distopia che mette tutte le risorse della società nelle mani di pochi.

Questa tendenza sarà probabilmente molto difficile da cambiare - ma potrebbe essere molto utile combatterla. Forse l’organizzazione di questa lotta si potrebbe nutrire da quanto idiota e distopica sia questa visione del mondo. Concentrare nelle mani di poche persone risorse che dovrebbero essere di tutti, non sembra un’idea brillante per creare benessere, neanche per il loro stesso beneficio.

Tanto più se questo viene fatto escludendo dalla società milioni di persone, invece di dare loro la possibilità di collaborare - beh, questo è semplicemente assurdo.

Per dirla senza mezzi termini: siamo su di un treno che si sta dirigendo verso la stupidità: questa è la Città del Futuro. Alcune persone vogliono andare avanti a tutto vapore. Altri vogliono fermarsi o invertire la rotta. Nessuna delle due soluzioni probabilmente funziona - si dovrebbe concepire qualche cosa d’altro.

Dato che ci interessa il nostro futuro, non possiamo lasciare le cose come stanno.

Vogliamo dare qualcosa ai lavoratori in cambio delle loro risposte sincere e riflessive. Se Expo non ha alcuna visione per il futuro del lavoro, forse possiamo fornirla noi. Sicuramente non è un percorso pieno di obiettivi gloriosi, ma almeno un passo in avanti.

Se EXPO, con tutti i soldi che sono stati spesi, non riesce a costruire un futuro del lavoro, qualcuno deve pensarci, soprattutto nell’Italia in cui ci troviamo. Come primo passo, vorremmo creare un “Manuale di sopravvivenza dei lavoratori”. Il suo scopo è letteralmente questo: aiutare la gente a sopravvivere nel mercato del lavoro. Al di là di avere trovato più paradossi che soluzioni illuminanti per il futuro, l’unica cosa certa è che abbiamo tutti un gran bisogno di aiuto.

MACAO

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