Progetti EXIL

COS’E’ EXIL?

EXIL è - a tutti gli effetti- una festa.

Il motore che muove EXIL coincide col desiderio di rendere il pubblico che lo attraversa meno passivo di quanto non avvenga in contesti classici come i Club, le Discoteche e luoghi affini. Facciamo in modo che questo accada senza che le nostre azioni risultino invasive: non imponiamo un movimento, lo creiamo, insieme. Creiamo condizioni nelle quali la presenza si rigeneri continuamente, dove la collettività possa riprendere sostanza e l’incontro avvenga per davvero. Tutto questo senza togliere valore al concetto di festa e divertimento che è chiaramente il pretesto che usiamo per incontrare chi abita la nostra città, che ci permette di percepire desideri e bisogni, e di far incontrare realtà che per differenza di contenuti e contesti di riferimento non si sarebbero forse mai incontrati.

EXIL nasce dalla necessità di finanziare i progetti di Strasse.

Data la situazione precaria in cui siamo costretti a lavorare e a concepire la nostra collocazione professionale, come artisti, in Italia; dato il desiderio che abbiamo di continuare a produrre e proteggere il nostro lavoro, poterlo condividere, farlo crescere, EXIL è un modo per garantirci un minimo di autonomia economica.

Da EXIL non traiamo profitto, ma andiamo in pari con le spese di produzione.

EXIL è quindi una forma di autofinanziamento. E’ la forma più naturale che abbiamo trovato, quella più vicina al nostro modo di concepire e vivere gli spazi della città, le relazioni e le possibilità che la città ci offre, nella necessità di condividere un tempo e un luogo insieme agli altri.

EXIL è anche l’espressione di una necessità, quella di aprire e avvicinare contesti artistici, politici e culturali spesso slegati tra loro e di metterli in connessione con gli spazi della città. EXIL è sostenuto dalla presenza volontaria degli artisti che di volta in volta raccolgono l’invito a costruire, per una notte, una festa.

EXIL è diventato un momento di forte presa di coscienza di una situazione condivisa, sia come artisti che come persone.

E’ il bisogno di legare i contesti, di esplorare, di aprire le porte.
E’ il bisogno di proteggere questo desiderio, prima ancora del nostro lavoro individuale.
E’ il bisogno sentirci insieme, di sapere che non siamo soli.
E’ la percezione di una potenzialità.

La sensazione è che se ci facciamo forti della nostra posizione condivisa, della nostra condizione professionale apparentemente fragile, siamo una potenza che si sta formando, che ha corpo, pelle e sangue.

La precarietà del nostro lavoro ci ha dato gli strumenti per essere continuamente recettivi, ci ha insegnato che la proprietà nel nostro campo non esiste, che l’arte è di come la usi, è di cosa fai dell’arte.

In generale, la nostra professione non viene riconosciuta come funzionale alla società, non è supportata, promossa o protetta dalle istituzioni culturali, soprattutto nel settore della ricerca e della sperimentazione. In particolare, il contesto in cui ci formiamo ci determina, ci costringe alla rapidità, al cambiamento, alla mutazione, ci rende difficile la costruzione di un’identità e di una progettualità a lungo termine.

Allora continuiamo a fare i camerieri e i baristi, siamo contemporaneamente organizzatori, distributori e amministratori, lavoriamo per più compagnie e intanto prepariamo il nostro solo. Prendiamo informazioni da tutto, e cominciamo a sentire che questa condizione è la nostra forza: ci tiene aperti, ci permette di conoscerci e di portare dentro al lavoro tutto quello che c’è fuori. Ci da la possibilità di metterci in una relazione costruttiva e di farci scoprire simili, desideranti, centrati. Ci permette di sentire che l’arte non è una scatola chiusa, ma è qualcosa che circola, che è già fuori. Non la creiamo noi, noi la prendiamo e la mettiamo lì, disponibile.

Allora che paura abbiamo? Perché dobbiamo avere paura?
Siamo bellissimi e lucenti.
Ci stiamo incontrando, confrontando, conoscendo.

La nostra paura e la nostra fragilità è la nostra bellezza, la nostra forza, il nostro desiderio di corpo, struttura, cuore.
Non siamo dei romantici. MA lo siamo!!
Non siamo terrorizzati. E lo siamo. Lo siamo molto. Ovvio.
Sappiamo poco e invece sappiamo, e abbiamo molta fede, se no avremmo già mollato.

Non vogliamo difenderci.
Anzi vogliamo, più di tutto, essere esposti.

Tra gli altri hanno aderito e sostenuto EXIL: Enrico Malatesta (musicista), Flavio Scutti / Inland Empire (musicista), Dafne Boggeri / Tzazicky&Crack (artista visiva, dj), Silvia Calderoni (performer), S/he (dj), Davide Tidoni (artista, ricercatore del suono), Meteor (band), Arianna Vairo (disegnatrice), Nicolas Schiraldi (pittore), Leila Gharib e Sonia Brunelli/ Barokthegreat (performers), Fuzz (musicista e dj), Marleen Scholten e Lizzy Timmers/ Wunderbaum-The New Forest (performers), Zinzi Minott (performer), Anna Magni (illustratrice), Palm Wine (dj), Giulia Tosi (dj), Marvu (dj), Router (programma radio per Radio Onda d’Urto)

MACAO

Nuovo centro per le arti, la cultura
e la ricerca di Milano

viale Molise 68
20137 Milano

organizzazione.macao@gmail.com

ASSEMBLEA

Ogni martedì dalle 21.30