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Nota a cura del gruppo 100 di Amnesty International

Scriviamo queste brevi righe alla vigilia di una manifestazione che vedrà impegnati cittadini e associazioni per chiedere un’accoglienza giusta e dignitosa per tutti.
Proprio ieri,nella sentenza Khlaifia v. Italia, la Grande camera della Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per aver detenuto per diversi giorni persone appena approdate in Italia, senza una base legale e senza la possibilità di ricorrere contro la detenzione.
La sentenza si riferisce a fatti del 2011 ma, come la manifestazione di sabato 17 e il nostro recente rapporto sugli hotspot (link al rapporto: www.amnesty.it/rapporto-hotspot-italia) mostrano, siamo ben lungi dall’esserci lasciati alle spalle episodi di gravi e ripetute violazioni dei diritti umani.
“L’approccio hotspot, elaborato a Bruxelles e applicato in Italia, ha aumentato anziché diminuire la pressione sugli stati di frontiera e sta causando terribili violazioni dei diritti di persone disperatamente vulnerabili, violazioni per le quali le autorità italiane portano una responsabilità diretta e i leader europei una responsabilità politica” – ha sottolineato Matteo de Bellis, ricercatore di Amnesty International per l’Italia.
Reputiamo sia necessario abbandonare la retorica dell’odio e della paura che non fa altro che fornire benzina a politiche di chiusura e di separazione tra ipotetici noi e loro. Viviamo in un momento storico in cui si pensa che alzare muri, tangibili e non, possa essere una soluzione per arginare le migrazioni. La storia e le vicende più recenti ci dimostrano che non è così.
Nonostante la gravità della situazione molti paesi, europei e non, continuano ancora oggi a privilegiare politiche e misure atte a bloccare il movimento dei rifugiati e dei migranti con modalità che rischiano di comportare gravi violazioni dei diritti umani, spesso delegando ad altri stati situati nelle regioni più vicine alle aree in guerra la responsabilità per l’accoglienza delle persone bisognose di protezione.
Soltanto il 14% dei rifugiati trova ospitalità nelle aree più ricche del mondo, mentre il resto rimane confinato in paesi a basso e a medio reddito, come il Kenya, la Turchia e il Libano.
Come Amnesty e come individui ci uniamo alla richiesta di garantire sia condizioni di accoglienza adeguate al momento dell’arrivo, che la possibilità di crearsi un futuro anche qui. A questo aggiungiamo la richiesta al governo italiano e all’unione Unione Europea di impegnarsi per aprire canali sicuri per rifugiati e migranti che permettano di mettere un freno alle morti nei viaggi della speranza che funestano il Mediterraneo e le altre vie battute da persone in cerca di un futuro migliore.
Bisogna mettere al sicuro queste persone dalla violenza, sia lontano dai nostri confini che accanto a noi.
Gruppo Italia 100 – Gruppo Giovani 037
Amnesty International

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