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AKSELI VIRTANEN: ROBIN HOOD E’ IL LATO SELVAGGIO DELLA FINANZA
di Emanuele Braga

Si è appena concluso il programma di AB-STRIKE organizzato da MACAO e Sale Docks nelle città di Milano e Venezia, giornate in cui piattaforme artistiche, filosofi ed economisti hanno lavorato sul rapporto fra arte e finanza, intelligenza algoritmica, automazione e trasformazione del lavoro, debito e istituzioni culturali… uno dei progetti ospiti a Milano è stato il gruppo ROBIN HOOD Minor Asset Managment, nato in Finlandia ed ora trasferitosi in Silicon Valley. Il suo obiettivo è quello di coniugare mercati finanziari, nuove tecnologie, e azione politica radicale. Abbiamo intervistato Akseli Virtanen co-fondatore e attuale presidente del gruppo.


1) L’idea iniziale di Robin Hood Minor Asset Management è nata ad Helsinki da un gruppo di artisti, economisti e filosofi. Da un punto di vista politico e sociale è uno dei primi casi in cui si affronta il mercato finanziario in modo affermativo e alternativo. Avete creato un algoritmo parassita per catturare risorse economiche dai mercati finanziari e distribuirle alle persone che ne sono escluse. Puoi descrivere come questo approccio coniuga aspetti performativi alle nuove tecnologie e una certa idea estetica?

Quando Robin Hood ha rilasciato il suo protocollo "minor asset management" due anni e mezzo fa, intendeva fare tre cose radicali.

In primo luogo affermammo che non c’è possiblità di stare al di "fuori" nei processi di finanziarizzazione, non ci sono vergini alla finanza, e abbiamo preso questo assunto come un punto di partenza molto serio per la nostra impostazione politica ed economica. Noi tutti siamo già parte del processo di accumulazione finanziaria, non importa chi noi siamo o quanto pochi soldi abbiamo. Questa concezione dell’economia implica anche la consapevolezza che i soldi non sono qualcosa di brutto o sporco, ma al contrario, che è un bene poter aver accesso ai soldi e poter governarne i flussi. E che la sfera, il campo dove avviene tutto ciò non è più quello del lavoro e della produzione.

In secondo luogo abbiamo creato nel nostro portafoglio una replica sintetica delle principali operazioni delle elite del mercato finanziario, abbiamo creato un simulacro, un falso potere mostruoso, ma che replicandosi ha portato ad una qualità differente. Una brutta copia del modello di accumulazione finanziaria di capitale si è tramutata improvvisamente a qualcosa d’altro, ribaltando il terreno su cui si può basare qualsiasi distinzione fra copia e originale. Abbiamo copiato i loro mezzi di produzione, la loro conoscenza, le relazioni, le posizioni, e le abbiamo usate in un modo che non appartiene allo spazio economico ortodosso. Questo è ciò che noi chiamammo minor asset management (gestione patrimoniale minore) (“Democratizing the power of finance” http://www.futureartbase.org/2013/10/08/democratization-of-finance-a-discussion-about-robin-hood-with-akseli-virtanen/ ).

In terzo luogo, questo ha dimostrato che è possibile riprogettare la finanza,i suoi flussi finanziari e di rischio, flussi delle interdipendenze e delle potenzialità, di lavorare con la sua materia, con le capacità divergenti che sono latenti ma che sono in definitiva incorporate nella sua sostanza. E abbiamo dimostrato che abbiamo il potere e l’immaginazione per farlo. Abbiamo dimostrato che le tecnologie finanziarie sono in realtà modellabili, plastiche, sintetiche - proprio in attesa di un tocco d’artista che le faccia iniziare a produrre qualcosa d’altro che i rapporti di indebitamento. Finanza come nostra materia e mezzo. L’abbiamo collegata direttamente al potere dell’arte di creare un oggetto economico politico, sociale e immateriale inedito, sconosciuto e impensabile.

2) Attraverso il rendimento del suo portafoglio Robin Hood Cooperative sostiene poi progetti dal forte impatto politico e sociale. Puoi fare qualche esempio, e puoi spiegare come scegliete i progetti da sostenere?

Ci siamo anche definiti come la banca di contro-investimento del precariato. I nostri membri decidono in modo indipendente quanto del loro guadagno vogliono reinvestire nel fondo di investimento comune. I membri propongono anche differenti progetti basati sui commons che ritengono importanti. I membri possono poi candidarsi alla selezione (determinata a sorte) dei tre membri deputati a decidere ogni anno su quale progetto investire. I progetti devono essere in ogni caso generativi e espansivi, creando crescita in soggettività, possibilità, organizzazione, condivisione, scala, mobilità, accesso e indipendenza. Investiamo nella crescita.

Quest’anno ci sono più di 50 progetti candidati. Sono tutti molto interessanti , ci sono progetti che creano incubatori per economie collaborative e produzioni p2p, come ricostruire una scuola per la democrazia a Kobane in Kurdistan, un programma di geolocalizzazione per la guerra del carbone, la creazione di una stazione radio locale per contrastare il dominio mediatico di una compagnia proprietaria di una miniera d’oro che sta distruggendo l’ambiente in Grecia, strumenti per riprogettare le tecnologie finanziarie, un programma di prevenzione per casi di suicidio, acquisizione di strumentazioni per il lavoro di un gruppo di carpentieri sordi in nord Corea, mezzi di produzione per un collettivo di lavoratori che vogliono riaprire una fabbrica, migliorare l’approvvigionamento all’acqua e gli standard sanitari in Zambia, la creazione di una memoria collettiva in forma di una enorme archivio on line gratuito di libri caricati dagli utenti, un ostello per i giovani senza dimora in Inghilterra, luoghi d’incontro per rifugiati e richiedenti asilo a Londra, e questo è solo l’inizio della lista… Potete dare un’occhio a tutti i progetti sul nostro sito: www.robinhoodcoop.org

l’investimento in questi progetti è un’apertura molto concreta al campo del possibile. Una possibilità come questa sta già producendo una trasformazione culturale nel nostro modo di pensare alla finanza, come Tiziana Terranova ha scritto recentemente (The Tale of Robin Hood Retold http://rcpp.lensbased.net/post/117693164755/the-tale-of-robin-hood-retold ). Essere in divenire: questo è il vero business di Robin Hood.

3) Robin Hood sta affermando che il mercato finanziario è un campo di sperimentazione: uno spazio che tutti noi possiamo occupare e autogestire! Questo è un gesto simbolico molto importante. E’ noto che la quantità di denaro gestito attraverso la speculazione finanziaria supera di gran lunga le riserve detenute dall’economia reale: stiamo assistendo ad un crescente processo di estrazione di valore da parte del mondo della finanza. Per questo motivo, anche nei paesi occidentali, abbiamo sempre meno sostegno allo stato sociale, e sempre più precarizzazione del lavoro, ed erosione della classe media. Come Robin Hood pensa possibile la costruzione di sistemi di equità nella sfera finanziaria?

Si, in effetti potremmo aiutarti a creare il tuo personale fondo d’investimento, fatto su misura, creare il tuo motore "sviluppato da Robin Hood". Prova a pensarci per un momento…, cosa ci potresti fare?

C’è una asimmetrica divisione fra quelli che sanno fare soldi trasformandoli in capitale finanziario (guadagnano soldi senza dover lavorare) e quelli il cui unico modo di fare soldi è il lavoro, possibilmente ad ogni costo e a condizioni miserevoli - magari inizialmente contraendo debiti per poter poi lavorare. O addirittura qualcuno è disposto a lavorare senza nemmeno esser pagato, come stiamo osservando nel caso di questa EXPO 2015.

Oltretutto, questi due modi di fare soldi, i soldi guadagnati lavorando (denaro come mezzo di pagamento, e denaro come mezzo di scambio) da una parte e dall’altra i soldi come capitale, hanno un diverso potere. O più precisamente, il primo non ha ormai alcun potere, è denaro castrato di qualsiasi potere, mentre il secondo ha il potere di organizzare e governare il futuro, di ridurre e sottomettere ciò che sarà (tutte le potenzialità, e i cambiamenti) a ciò che è già ora ( attuali relazioni di potere). Robin Hood è un mezzo strategico per sfidare questo meccanismo di limitazione del futuro. Noi offriamo anche a questo altro gruppo di persone la possibilità di avere degli incassi che non dipendono necessariamente dal lavoro. Un accesso al denaro in forma di capitale. Trasformando il tuo denaro in azioni come pezzi di produzione. Questa è la sfera di una nuova produzione di equità dove noi operiamo. E’ una apertura molto concreta al campo del possibile. Per questo motivo noi parliamo di democratizzazione del potere finanziario. O di profanazione della finanza: a partire da qualcosa di sacro, qualcosa che non possiamo o non sappiamo toccare, che solo i sacerdoti possono toccare e capire, ritorniamo a usufruirne e sperimentarne come un patrimonio comune.

E’ importante anche capire che è la nostra capacità collettiva di assumere debito e di pagare tasse, e di avere in carico le misure di austerità che crea i canali diretti per l’accumulazione di capitale finanziario. I governi diminuiscono o tagliano la spesa pubblica per una semplice ragione: per poter avere più prestiti. La crescente fornitura di obbligazioni e titoli di stato - che sono i principali strumenti di questo debito, gli strumenti per la auto preservazione del capitale, e che permettono la valutazione di strumenti finanziari più rischiosi come i derivati - è possibile solo attraverso i tagli sul deficit, ed escludendo qualsiasi spesa inflazionaria. E’ come l’equivalente finanziario di una materia prima per la produzione industriale. Nell’economia finanziaria, la plusvalenza è estratta più agevolmente dalla nostra capacità collettiva di indebitarci e pagare tasse più che dallo stagnante numero di persone impiegate nella produzione di beni e servizi. Per farla breve: la crescita di forme di indebitamento è la condizione per l’accumulazione di capitale finanziario, proprio come la espansione della partecipazione della forza lavoro lo era per la crescita della produzione di merce. Per questo motivo la domanda di salari migliori, e di migliori condizioni lavorative e la condivisione dei proventi della produzione sono ad oggi fattori irrilevanti, non sono più il punto determinante per l’accumulo di capitale. L’alchimia finanziaria di trasformare l’incertezza in rendita opera in modo del tutto differente.

Per questo motivo, anche se la nostra strategia è la stessa che Robin Hood aveva nella foresta di Sherwood 600 anni fa - assaltare le strade per redistribuire la ricchezza alla gente - i nostri metodi sono differenti: ora lavoriamo con i big data, usiamo algoritmi e tecnologie finanziarie, seguiamo le transazioni in Borsa, facciamo banche dati sui membri della elite finanziaria, li decostruiamo da individui a dividui, usiamo blockchain e strumenti finanziari per condividere con chiunque i loro più importanti mezzi di produzione.

Interessanti teorici e amici come Christian Marazzi, Carlo Vercellone, Andrea Fumagalli e Stefano Lucarelli hanno scritto di come il denaro nella sua forma finanziaria sfugge al controllo pubblico, dal controllo delle istituzioni finanziarie come le banche centrali, e diventa un prigioniero delle convenzioni stipulate fra le oligarchie del mercato finanziario. Robin Hood lavora nello scovare e sfruttare gli accordi fra le oligarchie della finanza: tassiamo lo sfruttamento della nostra capacità collettiva di pagare tasse, sopportare l’austerità e di indebitarci. Andrea e Stefano hanno perfettamente ragione nel dire che il governo del mercato finanziario è il mandante dello sfruttamento del comune. In pratica stiamo tassando l’espropriazione che subiamo. La trasformiamo in produzione di equità.

4) Dalla prima versione 1.0 state ora creando un Robin Hood 2.0. State per rilasciare in Agosto 2015 un White Paper, il cui titolo provvisorio è "Equità, Opzioni, Assemblaggio - Robin Hood 2.0". Il progetto di Robin Hood verrà sviluppato con la tecnologia del Blockchain, e sul modello delle organizzazioni autonome decentralizzate (DAO), dirigendosi su di una nuova frontiera che molte start-up e laboratori politici stanno sperimentando. Possiamo immaginare la possibilità di una moltitudine algoritmica, l’automazione tecnologica di una produzione di valore autogestita e prodotta dal basso. Secondo te quali sono le principali sfide in questo campo? Quali i rischi?

Continuo un po’ a riprendere dalla riposta precedente. La produzione algoritmica e l’economia finanziarizzata sta già operando con aspetti inerenti alla soggettività, con le nostre sensazioni, il nostro sapere, la nostra memoria, la nostra forza fisica, la nostra intelligenza, gli affetti, le tendenze, le inclinazioni, con potenzialità non ancora individualizzate. Ciò che la gente vuole o desidera è qui del tutto irrilevante. Tutto ciò è piuttosto chiaro: non importa cosa diciamo, votiamo, per cosa protestiamo, argomentiamo, occupiamo, scioperiamo… non cambia nulla. Il nuovo meccanismo di produzione di valore non lavora con soggetti individuali, ma con la loro deterritorializzazione in dividui - con ciò si intende il soggetto umano, da una parte, nella sua infinita divisibilità in differenti banche dati, e dall’altra, in quanto decostruibile nelle sue componenti e relazioni che non sono unificate in un Io. Questo livello non include la rappresentazione o la coscienza, non opera attraverso la repressione o la ideologia, ci prende alle spalle, o dal di dentro, e dall’esterno, da ovunque, sia che lo vogliamo o no. Questo è un o spazio molto più efficiente e funzionale per organizzare la potenzialità della nostra azione, del nostro pensiero e della nostre relazioni. In questo senso l’economia non è più un problema di economie, cattura e sfrutta qualcosa di più profondo: il processo di singolarizzazione e le condizioni di divenire soggetto. Robin Hood ha ad ogni modo descritto come ciò funziona, mostrando il meccanismo di questo potere arbitrario, che è il potere in definitiva dell’economia, ed è per questo che non voglio qui approfondire troppo questo punto (vedi “Power at the End of the Economy. Discussion with Maurizio Lazzarato, Brian Massumi, Peter Pal Pelbart and Akseli Virtanen” http://www.futureartbase.org/2014/10/07/power-at-the-end-of-the-economy-2 ).

Tutto ciò ci ha portato a cominciare ad operare al di là della persuasione, oltre la comunicazione di un significato, portando il gioco al di fuori delle identità e del sé, attraverso dividui e trans-soggetività, collegamenti di frontiera e eventi di incontro, simpatia, e fondamenti di dubbio come le basi di una organizzazione. E’ qui che si gioca il funzionamento dell’organizzazione, non sul piano razionale e cognitivo. In questo modo l’algoritmo parassita di Robin Hood usa per esempio combinazioni di banche dati di attori del mercato. riunisce e seleziona milioni di dati riguardanti gli attori del mercato, i loro comportamenti, ordini, abitudini, competenze, inclinazioni, gusti, preferenze… non hanno idea di quanto sappiamo sul loro conto… ma queste informazioni riguardano precisamente "dividui", i profili dei quali non sono altro che frazioni di input ed output nella nostra macchina di produzione e consumo. I dividui hanno solo una esistenza statistica controllata da un parassita le cui operazioni differiscono dalle individualizzazioni estrapolate dal potere pastorale che è esercitato sui veri e propri individui reali. Sono sicuro che capisci cosa intendo. Dobbiamo approfittare del vantaggio della deterritoralizzazione in corsa e dirigerci verso politiche di dividui, evitando di ritornare ad un "soggetto di interesse" o riferirci a programmatiche politiche di "persuasione cognitiva" o ricadere sulle narrative mitologiche del "lavoro", dell’impiego", "welfare" ect. Questo significa affrontare il capitale finanziario la dove agisce il suo potere: nel suo paradosso, nella sua arbitrarietà, nel suo automatismo macchinino. Penso semplicemente che senza dispositivi che operano su questo piano non c’è possibilità di fare politica, di prendere parola, di presa, e di intervenire in processi e sul futuro delle nostre vite.

La posta in gioco è la stessa possibilità di fare la differenza.

Stiamo ora lavorando per rilasciare Robin Hood 2.0. Questa è la ragione per cui mi sono dovuto trasferire in Silicon Valley l’anno scorso, ed è il motivo per cui abbiamo riunito ora il nostro gruppo a Milano e a Venezia.

Ciò che abbiamo fatto con la cooperativa fino ad ora è solo l’inizio. E’ il nostro esperimento pilota, con il quale volevamo testare alcune cose. Ora sappiamo che funziona. Ora sappiamo che abbiamo il potere e l’immaginazione per riprogettare le tecnologie finanziarie. Ora sappiamo anche che abbiamo a disposizione degli strumenti organizzativi per aggiornare la cooperativa - la quale dal punto di vista organizzativo ha una forma che appartiene più al secolo scorso e a resistenze del capitalismo industriale - ai bisogni di questo secolo e alle nostre soggettività, come ho già spiegato prima. Siamo pronti ad intraprendere una nuova e più mostruosa forma.

Robin Hood 2.0 sarà allo stesso tempo una ripetizione e una differenziazione di Robin Hood 1.0. Continuerà a concentrarsi nel produrre sistemi di equità, opzioni e assemblaggi per i nostri membri, ma lo farà meglio, con più creatività, flessibilità, efficenza, scalabilità, e in più dimensioni.

Il nuovo prodotto che stiamo per lanciare è la "Hood Note" (la banconota Hood). è una prima generazione di Collateralized Equity Note (Banconota Equa Collateralizzata), progettata dal nostro team R&D, fondendo il concetto di equità comune con le tecnologie esistenti della finanza strutturata. E’ qualcosa che non è mai stato fatto fino ad ora. Si tratta di una riprogettazione della tecnologia finanziaria che sta alla base della crisi del 2008, ma ora per produrre equità, e non debito (mutui ipotecari, carte di credito o mutui per studenti etc.), per porre le basi di una organizzazione e di relazioni. E’ impostata su di un contratto smart basto su Blockchain, cosa che le fornisce anche maggiore compatibilità future. In pratica le Hood Note è una non-criptomoneta un capitale criptato giocato dal nostro portafoglio dinamico sui titoli delle migliori compagnie del mondo, o più precisamente dal nostro portafoglio dinamico di accordi fra le elite finanziarie emergenti sul mercato. Robin Hood è il lato selvaggio della finanza!

Con le Hood Note e con le Hood Options - che sono il secondo nuovo prodotto in preparazione - stiamo ora lavorando più a fondo con potenzialità contenute nelle tecnologie legate alla finanza (finanza strutturata, crediti derivativi, sicurezza). Potenzialità sintetiche, plastiche, modellabili, piene di capacità topologiche, che in effetti stanno solo aspettando un tocco artistico per poter cominciare a produrre uno spazio economico del tutto differente. Differenti relazioni economiche. Nuove classi e modalità di scambio. Nuovi modi di produrre, consumare e far circolare equità comune.

Con le Hood Note e con le Hood Options stiamo anche lavorando con le potenzialità del blockchain. Questa è una tecnologia si adatta molto bene ad un modello rizomatico di economia, rendendo possibile e sicuro un nuovo modo di relazionarsi direttamente, eseguire transazioni, effettuare scambi. Nel blockchain le relazioni e le transazioni sono registrate in "blocchi" e poi "incatenati" insieme, producendo così uno storico e un registro pubblico visibile, verificabile, digitale e decentralizzato di tutte le relazione e le transazioni intercorse. Ciò apre la possibilità per una relazione non gerarchica e cooperativa senza alcun bisogno di simbiosi, di comunità, obiettivi condivisi, o organizzazioni centralizzate, definite solo attraverso la circolazione di condizioni. Ogni coppia di operatori, anche se in modo diffuso ed eterogeneo, nel momento in cui usano un blockchain per organizzarsi, è immediatamente un sistema autonomo, basato su di un consenso distribuito digitalmente, equipaggiato con un meccanismo per accordarsi sull’ordine e il carattere della relazione, senza alcun bisogno di una autorità centrale. (vedi e e.g. Ethereum Whitepaper https://github.com/ethereum/wiki/wiki/White-Paper ). Ciò che abbiamo capito è che non è il blockchain a risvegliare in noi qualche possibilità preesistente, ma che crea in se stesso un nuovo spazio di possibilità.

Se la finanza è potenziale, così anche il blockchain lo è da un punto di vista organizzativo. Rende possibile la trasformazione di una forma "cooperativa" a una più flessibile, potenziale, plastica, aperta, rizomatica forma di organizzazione, più affine alle nostre soggettività. E quando lo integriamo alla finanza sintetica - come è la Hood Note e le Hood Options - cominciano a succedere delle cose. Blockchain rende possibile relazioni rizomatiche, e se a questo aggiungiamo finanza strutturata e sintetica, stiamo riprogettando nuovi modi di operare attrattori economici per questo tipo di relazioni. Attrattori che non producono relazioni puramente competitive, egoiste, basate sul debito, o su decisioni razionali per ottimizzare ciò che è utile dal punto di vista individuale, ma relazioni piene di differenti opzioni, possibilità, simpatia, attrazione e scommesse condivise per il futuro.

Stiamo producendo uno spazio economico in sé. Non uno spazio economico in cui semplicemente ci si divide ciò che viene prodotto - sapete, quello spazio di cui parlano i politicanti e gli esperti di economia, dove "tu prima devi produrre valore attraverso il lavoro… e solo dopo c’è qualche cosa da distribuire… e come al solito non c’è mai abbastanza da redistribuire… e per questo non c’è mai altra strada che tagliare i costi" - ma uno spazio nomadico, o una distribuzione nomadica, dove niente compete o appartiene a qualcuno, ma in cui tutte le persone si dispongono in modo da coprire il massimo dello spazio possibile. La riorganizzazione e la redistribuzione del denaro contante e dei rischi e delle relazioni che Robin Hood 2.0. sta portando avanti riguardano la produzione di un nuovo spazio economico.

5) Il gruppo di Robin Hood sta ora lavorando in un Temporary Office a Macao, a Milano. State anche sviluppando un approccio diverso ad EXPO2015, in quanto spazio in cui tutte le nazioni si riuniscono per costruire uno scenario sul futuro della terra. A che tipo di futuro siamo di fronte? Che ne sarà del lavoro, della produzione materiale, dei bond sociali, dal punto di vista finanziario? Che cos’è il progetto Rethink How, e come mai siete interessati ad Expo2015?

Abbiamo cominciato a riflettere su tutte le maschere e le facce di Robin Hood che possono aderire a ciò che stiamo costruendo. Nel crearle possiamo ripensare alle grandi esposizioni, ma il mercato non è solo ricchezza, il suo stile di comunicazione consiste anche il più delle volte in quella vuota e passiva auto evidenza che noi vogliamo evitare, sia politicametne che esteticamente. Questo per noi è una modalità priva di immaginazione.

Rethink How (add link: http://www.robinhoodcoop.org / Rethink How website?) è qualcosa di differente. Progettato dal nostro team R&D in cooperazione con Macao, è un esperimento in cui affrontiamo l’economia finanziaria neoliberale nei paradossi dove porta il suo potere. Questi paradossi sono spesso introiettati dal soggetto, cosa che rende il tutto più difficile. Sai, di solito è il tuo capo che ti dice cosa fare sul lavoro, ora invece ti prendi a calci da solo per scendere dal letto la mattina presto.

In effetti, il punto debole della finanza sta nella produzione di soggettività. I valori per cui una volta investivamo nel lavoro - guadagni garantiti, ruolo sociale e mobilità, senso e fiducia nel futuro - non esistono più. Per questo motivo tutti i discorsi riguardo l’impiego, creazione di nuovi posti di lavoro, stato sociale… non porteranno a nulla, a nulla che veramente possa fare la differenza. Voglio dire, nelle elezioni parlamentari in Finlandia ad esempio, i politici di destra e di sinistra promettevano la creazioni di nuovo lavoro, anche se nessuno di loro aveva la minima idea di come mai il lavoro fosse scomparso. E allo stesso tempo promettevano anche sacrifici e tempi duri. Dove ci porterà da una parte la richiesta di indipendenza, libera iniziativa, impegno e nuovi aggiustamenti sulle politiche sociali, ma dall’altra il declino dei salari e dei guadagni, precarietà, e disoccupazione? Non ci resta che cinismo, opportunismo, depressione e abbandono del campo. Le promesse di benessere per tutti attraverso il duro lavoro, credito e finanziamenti hanno dato prova di essere assolutamente false. La promessa di emancipazione, piacere, senso di soddisfazione, riconoscenza, scalata sociale si sono trasformate nell’imperativo di assumersi tutti i rischi e i costi che sia il mercato che lo stato non vogliono pagare. La produzione in eccedenza nella economia finanziaria è sempre di più basata su questo coinvolgimento soggettivo cui i lavoratori precari devono cedere. L’economia e la soggettività vanno oggi mano nella mano. La nuova politica economica è una economia della soggettività.

La regolarizzazione del lavoro volontario in EXPO è un sintomo originato da questa relazione fra economia e soggettività: il bilanciamento fra i lavoratori che non hanno accesso alle risorse (materiali, compagnie e capitale, cose per loro irraggiungibili attraverso il lavoro, se non pochi miracoli isolati che il più delle volte vengono usati per non farci leggere la situazione) e coloro che detengono le risorse, ha raggiunto un tale divario che è sufficiente una astratta promessa per avere al proprio servizio un mucchio di disperati. E’ una situazione alquanto strana. E’ una finestra molto interessante sul futuro del mercato del lavoro, questo è il motivo per cui Expo ci interessa così tanto. Questa situazione in cui ci troviamo riguardo il mercato del lavoro assomiglia in qualche modo ad una tortura: la necessità di essere costantemente reperibile e sveglio, di essere costantemente in attesa di qualcosa, di esporre totalmente se stesso e le proprie relazioni, essere pronto a tutto, di avere costantemente timore che qualcosa stia per accadere. La tortura è uno strumento molto efficace per imporre in modo invisibile esperienze, conoscenze, tradizioni, e relazioni da parte di persone apparentemente amiche e visibilmente in carne ed ossa. Basta una piccola tortura, per farti cantare tutto. E’ un mezzo per scollegare ciò che è misurabile dalla tua persona. Questo è il futuro del lavoro.

La tecnologia per automatizzare e decostruire il lavoro , anche quello cognitivo e affettivo, non sta che compiendo i primi passi da bebè - un cambiamento ben più drammatico sta per arrivare, in cui la maggior parte del lavoro così come lo consociamo diverrà obsoleto. EXPO suona come il primo campo di sperimentazione per il lavoro così come sarà nel futuro, l’orchestra deve ancora iniziare a suonare. Aggiungi alla fotografia un’indebitamento degli studenti di massa, il 40% di tasso di disoccupazione e un enorme eccesso di forza lavoro ovunque, l’esplosione di allocazione di risorse condivise, e di lavoro condiviso, l’accelerazione di queste tendenze attraverso il loro consolidamento e la loro crescita, concentrazione di ricchezza e guadagni iniqui, ecco possiamo cominciare a scorgere parti del volto del futuro.

Questa è una delle più importanti aree del nostro lavoro. Come produrre soggettività e territori sensibili che corrispondano alla nostra nuova condizione? Con azioni come Rethink How (add link: http://www.robinhoodcoop.org / Rethink How website), Robin Hood pone queste domande in una direzione intrigante, usando EXPO come banco di prova. Ci servono nuovi dispositivi, nuove strategie, nuove aperture concrete. Ci servono nuovi strumenti e servizi finanziari che corrispondano alla nostra nuova condizione. Ci serve inventare e aprire un differente spazio economico. Questo è ciò su cui Robin Hood sta lavorando. Rethink How vuole scoprire tutto ciò con curiosità e sorpresa, forza e creativa, offrendo un modello che sei invitato ad adottare attraverso una discussione aperta - una discussione che noi vogliamo fare ad EXPO come il nostro caso studio sulla insostenibilità del lavoro.

per aderire a Robin Hood: http://www.robinhoodcoop.org/members/sign_up

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