Si potrebbe anche pensare di volare... REQUIEM FOR WE INSIST!

Dance Affliction #7

Il consumo maniacale di sé funziona quando ci si spende per intero: quando si fa un’eucarestia del proprio corpo e della propria volontà. Forma definitiva di solidarietà, il costo ultimo di una non-resa che mantiene la tensione, abbandonando la separazione. Il vuoto dietro la maschera amplifica la pressione sonica di ciò che, inondando lo spazio, fa scempio della norma e della finitudine. I vuoti si compenetrano in dimensioni impossibili, mappando una psicogeografia in rivolta.
Sono questo i nostri corpi: il piano di un’elargizione furibonda che scardina l’egemonia. Squilibri di potere che si trasformano in nuovi squilibri, dissonanze messe in comune. Il ballo come fertile spreco di forme.
Riverberare tra i piani vuol dire farsi investire dal volume dell’irreale, per portarlo a un assurdo sempre più impossibile. L’utopia è un’affermazione futura che si rifrange a ritroso sul passato, fino all’evidenza del solo momento possibile.
L’urgenza di resistere si scontra con la violenza delle contingenze, non c’è più tempo da perdere. Non c’è tempo, non c’è mai stato.

MACAO

Nuovo centro per le arti, la cultura
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